11 maggio 2014, potrebbe essere una data come tante per Alberto D’Ascola, alias Alborosie.
Una data buona per un concerto bello, intenso, potente e divertente, come sempre. Ma l’11 maggio, per gli amanti del Reggae, non è più una data qualunque da quando, proprio in questo giorno nel 1981, se ne andava il re indiscusso del genere, Bob Marley. Una data che diventa dunque piena di significati per Alborosie, che sta presentando in Europa il suo “Sound The System Tour” e che per questo giorno speciale ha scelto Roma, nella cornice perfetta dell’Orion Live Club, carico come non mai per l’occasione. Una data piena di significati per un artista che nel corso degli anni è riuscito ad abbattere i confini dell’immaginazione, perché inimmaginabile era il pensiero che un italiano potesse essere prima accettato dalla comunità Jamaicana, poi riconosciuto, infine addirittura esportato, celebrato e consacrato come il più grande artista reggae contemporaneo, a tal punto da essere naturalizzato Jamaicano dopo soltanto un decennio o poco più dal suo arrivo nell’isola del Reggae. La sua storia è già un canzone, forse la più bella, che racconta una vita tutto sommato affascinante e misteriosa, e questo alone di mistero che lo circonda sembra riflettersi negli occhi del pubblico, che pare osservarlo con lo stupore di chi sa di trovarsi a pochi passi chi è a sua volta a pochi passi dall’essere considerato un mito vivente. Ed è lui stesso a giocare su questo aspetto, un autentico animale da palcoscenico sa come creare mistero e attesa attorno a se; i numerosi musicisti presenti sul palco iniziano le danze ed il pubblico non ha altre idee se non quella di iniziare a ballare, ogni membro della band sembra in grado di reggere il pubblico da solo, artisti eccezionali, che tengono il pubblico in attesa pur continuando a suonare e cantare il repertorio dell’ormai già maestro Alborosie. Manca lui, ed i minuti passano, l’attesa cresce e la musica non smettere di battere il tempo del reggae, le esibizioni si susseguono e non si può non godere della bravura di tutti, ma dopo diversi minuti i più maliziosi iniziano a sorridere, perché appare evidente che l’artista principale sta giocando a nascondersi. Albo! Albo! Albo! Parte un coro dalle prime file sotto il palco, i pezzi suonati dalla band non si contano più, tre, forse quattro. Poi arriva il momento e iniziando a cantare già da dietro le quinte il gioco si compie in tutta la sua forma, Alborosie canta ma non si vede, poi, da consumata star appare, regalandosi così una ovazione da stadio. Poche parole e tanta musica, sono soltanto due i brevi momenti di parole, dove l’artista crea un legame tra ciò che si sta suonando ed il senso generale del Reggae, la pace, il sorriso, la fratellanza, la coscienza, la consapevolezza, evoca queste parole come a costruire un puzzle minimale, come a lasciarle fluttuare nell’aria insieme all’energia pacifica e positiva che la sua musica già di per sé genera. Parole fin troppo chiare anche sul tema che sempre di più oggi sta diventando istituzionale, ovvero il possibile cambio di rotta per quanto riguarda la considerazione della cannabis da parte delle potenze mondiali, è molto chiaro Alborosie, parole semplici ma dure, “la cannabis è terapia e noi non siamo stupidi”, “ la droga uccide e noi non saremo così stupidi da cascarci, noi sappiamo distinguere il bene dal male, la canapa gli fa paura perché è naturale”. La moderna cultura musicale legata al Reggae fa della guerra a “le droghe che uccidono” uno dei suoi cavalli di battaglia, e l’italo-jamaicano ribadisce il concetto concludendo il breve discorso sulle note di uno dei suoi pezzi più celebrati in ogni angolo della Terra, “No Cocaine” e ripartendo poi dalla altrettanto celebre “Herbalist” che evidentemente suggella il momento. E’ un concerto senza un attimo di tregua, due ore di musica senza mai prendere fiato, la band di alto livello sostiene sapientemente colui che oltre ad essere un eccezionale compositore, si dimostra ogni volta sempre più vicino alla perfezione timbrica e vocale, una voce unica, mai una sbavatura, mai un eccesso improbabile, Alborosie è il perfetto esecutore di una musica ormai senza tempo. Ed è in questo contesto di vibrazioni positive e musiche senza sosta che si materializza “il dramma del recensore”, questo concerto mette per la prima volta a nudo i limiti del recensore e mi consente di svelare a voi lettori un piccolo segreto. Sappiamo tutti che immancabile è la scaletta eseguita dagli artisti, all’interno di un articolo, di una recensione. Ebbene forse non tutti sanno che il segreto per una corretta descrizione dei momenti musicali, brani eseguiti e tempistiche varie, è essenzialmente il foglio di carta che ogni tecnico del suono ha con se, in zona mixer. Foglio di carta dove evidentemente c’è scritta la scaletta della serata. Ogni recensore sa che quel foglietto deve essere suo, per poter così dare informazioni precise oltre alle sensazioni personalmente vissute. Dopo più di due ore, oserei dire fluttuanti, particolari, gioiose, il mio stato d’animo era si, dei migliori, una bella serata sul quale dovevo soltanto mettere una firma fondamentale, munirmi dell’agognato foglietto per poter così ricostruire le tappe musicali di una serata che avevo fatto fatica e definire passo dopo passo, si insomma, non conoscevo certo tutti i brani proposti. Alborosie ormai è andato, e con lui la sua band, senza neanche accorgermene il concerto è finito, effettivamente il re del Reggae non ha salutato, non si è prestato al rituale saluto, al rituale grazie, cantando è uscito di scena, così come ci era entrato, non posso fare a meno di sorridere pensando che tutto ciò sia perfettamente in linea con il personaggio. La gente ormai ha lasciato ampi spazi liberi nella sala, defluisce ,con calma, ma defluisce. Ed è in questa atmosfera sempre particolare che mi avvicino agli uomini che sul palco iniziano a smontare le attrezzature e regalare cimeli ai quei pochi rimasti ancora aggrappati alle transenne, chiedo il foglio della scaletta, mi dicono che non c’è, forse è già stato portato via. Mi dirigo allora in fondo alla sala, in zona mixer. Ed è li che l’essenza di Alborosie viene fuori in tutta la sua colorata particolarità, chiedo al tecnico se può darmi la scaletta, lui si avvicina e guardandomi con aria disincantata mi dice: “hai sentito che musicisti? Gente che spacca, lo ammetto. Solo che m’hanno fatto diventare matto amico mio, perché la scaletta non c’è, non è mai esisitita”
Ecco svelato il segreto del recensore, nessun foglietto, nessuna scaletta, nessuna ricostruzione dettagliata del programma eseguito. Ecco Alborosie, professionista, maestro di genere, artista di fama mondiale……..ma pur sempre artista Reggae, come a dire, saliamo sul palco e andiamo dove ci porta la musica. E se in sala per caso ci fosse qualche recensore pazienza, questo è Reggae. Perfetto stile Reggae, perfetto stile Alborosie.
Virgilio Napoli


Ragazzi, vi devo fare i miei più sinceri complimenti, davvero un gradissimo sito. Nun je manca gnente!!! Gravi!!