A piccoli passi ci stiamo avvicinando verso le tappe conclusive dell’edizione 2014 del Rock in Roma
e ancora una volta il festival di Capannelle ci regala l’ennesima perla. Giunti alla terza apparizione nella nostra penisola dall’inizio di quest’anno, dopo Bologna e Milano, ecco fare capolino sul prestigioso palco, per la loro primissima volta, gli Editors. In questa serata che, un po’ come tutto il mese di luglio sa più di autunnale che di estiva, la formazione capitanata da Tom Smith è stata anticipata dai tedeschi Sizarr. Per motivi prettamente radiofonici non ho potuto assistere alla loro esibizione che, a quanto mi è stato detto nelle ore successive al concerto, pare essere stata convincente almeno per chi è riuscito ad arrivare in tempo all’ippodromo. Come il sottoscritto però, in molti sono giunti giusto il tempo per la consueta combinazione hotdog/birra pre concerto e, ancor prima di terminare il rituale pasto, ecco che circa alle 22:10 Smith e soci salgono sul palco, uno dietro l’altro, e si dirigono verso i rispettivi strumenti.
Il concerto viene aperto con quello che in termini di tempo rappresenta l’ultimo singolo estratto dall’ultimo album della formazione inglese: “Sugar”, con il suo fare accattivante ed i sentori vagamente arabeggianti, cattura immediatamente il non numerosissimo pubblico presente. La scenografia è di quelle minimali: una serie di luci sopra i musicisti ed altre poste dietro ad intervallare la serie di ledwall verticali alle loro spalle; per il resto solo strumenti, compreso un pianoforte verticale tra Tom Smith e Justin Lockey, chiamato a prendere il posto di Chris Urbanowicz alla chitarra agli inizi del 2012. La scaletta della serata, non di molto diversa da quelle delle precedenti date del tour, è ben calibrata e vede una leggera prevalenza di brani estratti dall’ultimo The Weight Of Your Love ma prevede anche canzoni dei precedenti tre album, The Back Room, An End Has a Start e In This Light and on This Evening. A ben vedere (e sentire) la maggior parte dei brani sono alcuni dei singoli estratti da ciascun album (nel caso dell’ultimo, tutti), quindi in un certo senso potrebbe definirsi un concerto di greatest hits. Si avvertono infatti le varie note stilistiche che hanno attraversato la storia band nel corso degli anni: dai brani più cupi ed introspettivi, decisamente dark, a quelli più pop che di certo gli hanno fatto acquistare popolarità, dai brani in cui è predominante la spinta dei synth e delle tastiere a quelli in cui a farla da padrone sono chitarra, basso e batteria. Non mancano naturalmente neanche le due canzoni con le quali si sono affacciati per la prima volta al pubblico inglese: “Bullets” e “Munich”, quest’ultima, eseguita subito dopo l’apertura, vede una partecipazione totale da parte del pubblico e mette in risalto le straordinarie doti di Smith, la cui voce pulita, profonda e ed estremamente calda porta direttamente il ricordo al compianto Ian Curtis e ai suoi Joy Division. Quello che colpisce del leader della band è la sua abilità nell’alternare, a seconda dei brani, un cantato scuro, sognate e malinconico a parti decisamente più potenti ed aggressive. Circa a metà concerto trova il suo spazio anche un brano che non è presente direttamente in nessuno dei quattro album della band ma che si trova all’interno di un bonus Ep, unito al loro terzo disco, chiamato Cuttings 2.
L’interazione col pubblico non è moltissima; anzi, se da una parte il resto della formazione non rivolge mai una parola ai presenti, Smith si limita a dei semplici saluti e ringraziamenti sparsi qua e là, tra un brano e l’altro e non sempre. Ma quel che conta è la sua energia: canta, salta, si dimena, passa da una chitarra all’altra, per poi sedersi morbido al pianoforte. Solo per suonare, naturalmente, perché non appena il ritmo torna a salire, su quello stesso pianoforte ci sale, portandomi con la memoria al Boss (ma, Tom non me ne voglia, lì è tutt’altra storia, non fosse per l’età di Bruce…).
Durante tutta la durata del concerto, veniamo accarezzati da un leggero venticello che piacevolmente ci accompagna verso la fase dei bis. Inizialmente sale sul palco solo Tom Smith che, imbracciata la chitarra, esegue una versione acustica già rodata di The Weight, donandole un tocco decisamente più intimo e confidenziale, perfettamente in linea con il testo del brano. E’ però l’ultimo brano ad essere il più atteso: Papillon chiude col giusto ritmo la serata, in una versione estesa e quanto mai irresistibile che non consente proprio di stare fermi!
Non moltissima la gente presente al concerto di ieri, ma gli Editors hanno comunque regalato un bel set, preciso e ben suonato. Forse un po’ troppo composto e la sensazione è stata quella che loro stessi avrebbero voluto regalare una maggiore spinta energica. Ma la risposta sotto il palco c’è stata, almeno stando a quanti hanno ballato e cantato dall’inizio alla fine ogni singolo brano. Quindi va bene così, bravi ragazzi!
Francesco Di Giugno
SETLIST
Sugar
Munich
An End Has a Start
All Sparks
Formaldehyde
Bullets
The Racing Rats
A Life as a Ghost
Eat Raw Meat = Blood Drool
In This Light and on This Evening
Bricks and Mortar
A Ton of Love
Bones
Honesty
Smokers Outside the Hospital Doors
Encore:
The Weight (Acoustic)
Two Hearted Spider
Nothing
Papillon


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