UN BRAIN STORMING MUSICALE SENZA EGUALI : PER UN TOTALE DI CIRCA 350 CONCERTI, ALLA QUATTORDICESIMA EDIZIONE DEL PRIMAVERA SOUND DI BARCELLONA HANNO SUONATO DAI PIU’ GRANDI DELLA SCENA INDIE-ROCK MONDIALE AI GRUPPI MINORI DELLA SCENA CONTEMPORANEA; DIFFICILE STILARE UNA CLASSIFICA O ADDENTRARSI IN PANEGIRIGI RICCHI DI AGGETTIVI E PROSOPEPEICHE ELUCUBRAZIONI, PIU’ ONESTO PARLARE DI SENSAZIONI MUSICALI!
Nonostante un primo momento in cui pareva che la crisi avesse colpito anche questo festival, al Parc del Forùm di Barcellona si sono recate la bellezza di più di 190.000 persone, che grazie all’efficente organizzazione, non si sono affollate mai tutte sotto lo stesso palco, anche nei momenti di picco. Si è molto parlato dell’ottimizzazione della struttura avvenuta negli anni,ma devo confessare che per me è stato il primo anno e quindi non oso immaginare quanti altri kilometri in più avrei dovuto percorrere nelle edizioni precedenti!
I due palchi principali, HEINEKEN e SONY posti uno di fronte l’altro, hanno ospitato gli Highliners del festival,ma ciò non ha potuto scongiurare le massicce migrazioni da un lato all’altro del Forum, dato che concerti considerati “minoritari” solo in apparenza, si sono svolti ai palchi RAY-BAN e ATP. Operata una scelta musicale ben precisa, indossate scarpe da ginnstica molto comode con calendario eventi in una mano e birra nell’altra, inizia la prima giornata in cui,a mio avviso, i degni di nota sono stati St. Vincent, Follakzoid, Shellac e Moderat. Come si può evincere, generi molto diversi tra loro, ma che in questa crasi musicale hanno saputo legarsi senza affaticare i timpani (d’uopo aver indossato i tappi salva udito!).
Per i più informati sulla line-up , il primo giorno hanno suonato i Neutral Milk Hotel, gli Arcade Fire e i QOTSA; i primi due gruppi non pervenuti in nessuna vibrazione musicale, mentre il caro Joshua Homme doveva essere molto stanco o affetto da mal di gola, perché rispetto al concerto tenuto a Milano il 3 novembre 2013, aveva un filino di voce. Chiaro è che nell’ottica di un festival, la resa di una band può non essere esaustiva come in un concerto “mono-musicale”, ma la voce è voce.
Con grande entusiamo e tanta fatica, la seconda giornata di questo SUNDANCE musicale inizia intorno alle 19,40 con i Loop ai quali non si può rimproverare davvero niente data anche la loro non più tenere età. Tra i degni di nota sullo stesso palco, l’Atp, si sono esibiti gli Slint che hanno saputo rapire il pubblico per un ora e mezza di pura gioia psych-rock. Come i più sapranno, gli Slint non sono un gruppo che ha riscosso un gran successo commerciale e hanno all’attivo solo due album, ma nonostante ciò vengono considerati una delle band fontamentali del postrock anni ’90 e non si fà fatica a comprenderne il perchè. Abbandonato il palco Heineken dove i vetusti e noiosi Pixies, che seguiti dai !!! (CHK CHK CHK), mi hanno tediato per più di due ore, sono stata ripagata con una doppietta davvero sorprendete : Slowdive e The National. Tra il meraviglioso shoegaze britannico dei primi anni 90 e il sorprendente indierock newyorchese di fine secolo, non saprei davvero trovare parole che descrivano con esattezza le emozioni che si provano quando le note musicali, amalgamandosi come le particelle di idrogeno ed ossigeno che formano l’acqua, l’elemento per eccellenza, ti entrano nel sangue e scorrono ad oltranza,in un loop incessante. Come se non bastasse, in questa seconda giornata che per me si è rivelata la migliore, si è potuto giovare della genialità di Nicolas Jaar con i Darkside,che ha riempito l’anfiteatro del palco Ray-Ban, fino a giungere ai suoni post industrial dei Factory Floor e al live industrial techno dei Vatican Shadow…non si poteva davvero chiedere di più!
Ed eccoci alla terza ed ultima sera. Si inizia con i Television (performing “Marquee Moon”), che con un album di 37 anni fà hanno fatto divertire,cantare e danzare dai più piccoli ai più grandi,che erano canuti ed agguerriti come giovani hipster contemporanei ahaha ! Sullo stesso palco, il Sony, hanno poi suonato i Volcano Choir e gli intramontabili ed insuperabili Nine Inch Nails. Trent Reznor era in gran forma e ha tenuto banco per un ora e mezza, spaziando egregiamente da sonorità dure,metal,rock a passaggi elettro, strimpellando chitarre elettriche e manipolando synth e mixer come un prete che recita messa mentre i fedeli lo ascoltavano in un estasi musicale senza eguali. Per poter godere appieno di questo poliedrico show, considerando che in Italia non sarei riuscita a vedere i NIN, purtroppo si è rinunciato all’esibizione dei Mogwai che però suoneranno sia all’Auditorium a Roma, che al Vasto Siren Festival. Ancora da annoverare in quest’ultima giornata, i Godspeed You! Black Emperor, Caetano Veloso ed il suo folgorante tropicalismo musicale, Theo Teardo e i barcellonesi ZA! che come una ciliegina psichedelica su di una torta musicale hanno concluso questa esperienza sonora,a tratti catartica.
Giovanna Contatto (foto di P Inky Pinky)










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