Soul and rhythm and blues : torna in Italia dopo 4 anni Stevie Wonder.
All’interno della rassegna musicale Lucca Summer Festival il 20 luglio è stata la data da non perdere poiché l’unica italiana del tour mondiale dell’artista. Quando si è appresa la notizia di questo concerto, in un paio di settimane si è registrato un sold out storico in Italia per questo genere musicale, nonostante i prezzi e l’ubicazione dei posti in piedi(i più economici ovviamente), che già dalla piantina si capiva sarebbero stati molto scomodi e sacrificati. Effettivamente il suo ultimo disco “Time to Love” risale al 2005, ma al pubblico poco è importato: 10,000 persone di tutte le età e da tutta Italia hanno cantato e ballato per più di due ore di ottima musica, rendendo omaggio ad un grande artista che ha venduto più di cento milioni di dischi e vinto qualcosa come 25 Grammy Awards.
Il concerto è iniziato verso le 22 con l’ingresso alla spicciolata dei quattordici membri della band seguito poco dopo da Wonder con una tastiera a tracolla che ha intonato “How sweet it is” cover del celebre Marvine Gaye, pezzo durato almeno 6-7 minuti nei quali ha cominciato a giocare con la sua splendida voce e con il pubblico che lo ha seguito per filo e per segno, nel gioco del “call and response” tanto caro all’artista.
E’ stato su pezzi classici come “Keep on running” , “Higher ground”, “Don’t you worry about the thing”, “Part-time lover” e “Ebony and Ivory” che la piccola Piazza Napoleone di Lucca si è trasformata in un vero e proprio dance floor all’aperto : i ritmi reggae e funk, i fiati ben riconoscibili e le percussioni incessantihanno costretto anche le prime file ad alzarsi e ballare. La discografia di Wonder è vastissima ed è normale che pezzi famosi come “Isn’t she lovely” e “Master Bluster” potessero rimanere fuori dalla scaletta. Ciò nonostante l’artista ha deliziato il pubblico con un medley composto dai pezzi, anch’essi tutti da ballare, “Signed sealed delivered, I’m yours, sir Duke e I wish”.
Il re del soul ha anche regalato alcune sorprese musicali ai sui fan omaggiandoli con una versione di “Michelle” dei Beatles , una divertente ed accennata versione di “Volare” di Modugno, e ha utilizzato l’harpejji ( tastiera che unisce le sonorità del piano a quelle della chitarra) nel pezzo “Tequila”.
A sessantaquattro anni l’artista è parso in ottima forma e, non contento del plauso ricevuto fino a quel momento, ha continuato a stregare il pubblico con “For once in my life, “Day tripper” (altro omaggio ai Beatles), “Overjoyed”, “Ribbon in the sky” e l’immancabile “I just call to say I love you”. Di grande valore è stato poi il suo discorso circa la situazione attuale in Medio Oriente: senza mai nominare paesi o persone, ha mostrato di essere molto attento all’attualità, chiedendo a gran voce che le violenze di questi giorni vengano fermate “perché nel nome di nessun Dio, vengano compiute più atrocità di tal genere : no alla guerra, no al terrorismo, mai più”. Parole che hanno commosso lui stesso e hanno sortito un applauso lungo ed affettuoso, mescolatosi poeticamente alle note di “Vision” .
Il concerto si è chiuso con “Superstition”, pezzo storico del 1988, senza concedere bis. Di certo nessuno degli spettatori ha osato recriminare nulla a questo grande ed inimitabile performer, che grazie anche alla maestria della sua band, ha scaldato i nostri cuori e le nostre menti, in quest’ estate che tarda ad arrivare.
Giovanna Contatto


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